Il suono che accompagna ogni pomeriggio d’agosto viene da un insetto che passa quasi tutta la sua vita sottoterra, al buio, in attesa di un’estate soltanto.
C’è un rumore che in Italia non ha bisogno di presentazioni. Arriva verso metà mattina, si intensifica nelle ore più calde e accompagna ogni pineta, ogni giardino mediterraneo, ogni pomeriggio d’agosto passato all’ombra. È il frinire delle cicale, così familiare da essere diventato quasi invisibile: lo sentiamo senza più ascoltarlo, lo associamo alle vacanze senza chiederci da dove venga davvero.
Eppure dietro quel suono c’è una delle storie di vita più sorprendenti del mondo degli insetti.
Un canto che è solo maschile
La prima cosa che sorprende, quando si comincia a guardare oltre il rumore di fondo, è che a cantare sono soltanto i maschi. Non hanno una voce nel senso in cui la intendiamo noi: producono il suono facendo vibrare rapidamente due membrane elastiche poste ai lati dell’addome, chiamate timballi. La contrazione di muscoli specializzati le fa scattare avanti e indietro, come il fondo di un barattolo di latta che si deforma e ritorna alla forma originale, decine di volte al secondo. L’addome stesso, in parte cavo, funziona da cassa di risonanza e amplifica il segnale fino a farlo percepire a centinaia di metri di distanza.
Il canto non è casuale né uniforme: cambia con la temperatura, si intensifica nelle ore più calde della giornata e serve principalmente a farsi notare dalle femmine, che restano silenziose o rispondono con schiocchi molto più discreti. In questo senso il paesaggio sonoro dell’estate mediterranea è, letteralmente, un enorme coro di corteggiamento.
In Italia la specie più comune, soprattutto nelle zone costiere e collinari del Centro-Sud, è Cicada orni, la cicala del frassino, riconoscibile per le ali trasparenti percorse da venature scure. Verso Nord e in quota si incontrano più spesso specie del genere Lyristes e Tibicina, con canti leggermente diversi che un orecchio allenato riesce a distinguere.

Una vita quasi interamente sotterranea
Se il canto è la parte della vita della cicala che notiamo, è anche la più breve. Dopo l’accoppiamento, la femmina depone le uova nei rametti sottili di arbusti e alberi, spesso ulivi, querce o pini. Le uova si schiudono in poche settimane e le giovani ninfe, ancora prive di ali, cadono a terra e si infilano nel terreno.
È qui che comincia la parte più lunga e meno raccontata della loro esistenza. Le ninfe vivono sottoterra per anni — a seconda della specie e delle condizioni climatiche, il ciclo può durare da due a quattro anni, occasionalmente di più — nutrendosi della linfa delle radici attraverso un apparato boccale a forma di rostro. Crescono lentamente, mutando la propria pelle più volte, completamente al buio, in un ambiente che cambia poco e che regola con la sua temperatura il ritmo del loro sviluppo.
Quando le condizioni sono giuste, tipicamente all’inizio dell’estate, la ninfa risale in superficie, spesso nelle ore serali, si arrampica su un tronco o su un muro e affronta l’ultima trasformazione: l’esoscheletro si spacca lungo il dorso e ne emerge l’adulto alato, ancora pallido e molle, che nel giro di poche ore indurisce e assume i colori definitivi. Le vecchie spoglie vuote che si trovano incollate ai tronchi in giugno e luglio, così simili all’insetto ma completamente cave, sono proprio questo: l’ultima traccia visibile di anni passati sottoterra.
Da quel momento, la vita da adulto dura solo poche settimane. È il tempo che hanno per cantare, accoppiarsi e completare il ciclo. Rispetto a una vita che può durare anni, la stagione del canto è un lampo finale.
Un ruolo ecologico spesso trascurato
Le cicale non sono solo un fenomeno acustico. Le ninfe, scavando e nutrendosi nel terreno per anni, contribuiscono ad aerare il suolo e a mettere in circolo nutrienti attorno alle radici delle piante di cui si cibano. Gli adulti, una volta morti, restituiscono al terreno sostanza organica, mentre durante la loro breve vita in superficie diventano una risorsa alimentare importante per uccelli, mantidi e altri predatori, in un periodo dell’anno in cui il caldo riduce la disponibilità di altre prede.
Il loro canto, per quanto possa sembrare un semplice sottofondo, è anche un indicatore indiretto delle condizioni ambientali: le cicale sono sensibili alla temperatura, all’umidità del suolo e alla presenza di alberi maturi, e la loro assenza in aree un tempo popolate da questi insetti può essere un segnale di degrado dell’habitat, oltre che di un’estate meno calda o più piovosa del solito.
Il suono che diventa memoria
C’è un motivo se il frinire delle cicale è entrato così profondamente nell’immaginario mediterraneo, dalla poesia greca antica alle estati raccontate da scrittori come Pavese o Bufalino. Non è soltanto un suono: è il modo in cui il paesaggio, senza parole, ci comunica che siamo nel pieno della stagione calda. È difficile pensare a un pomeriggio d’agosto senza quel rumore di fondo, eppure quasi nessuno, ascoltandolo, pensa ai quattro anni di buio e attesa che lo hanno reso possibile.
La prossima volta che quel suono riempirà l’aria, forse vale la pena fermarsi un momento e pensare a cosa sta davvero accadendo: non un rumore qualunque, ma la breve, rumorosa celebrazione finale di una vita passata quasi interamente in silenzio, sotto i nostri piedi.
Domande frequenti
Perché le cicale cantano?
Il canto è un richiamo di corteggiamento prodotto dai maschi per farsi notare dalle femmine. Viene generato dalla vibrazione di due membrane, i timballi, situate ai lati dell’addome, e amplificato dalla cassa toracica vuota dell’insetto.
Cantano anche le femmine?
No. Le femmine non hanno timballi sviluppati e restano silenziose, o al massimo producono schiocchi molto discreti in risposta al canto dei maschi.
Le cicale cantano di notte?
In generale no: il canto è un comportamento diurno, legato al calore, e si intensifica nelle ore più calde della giornata. Alcune specie possono restare attive al crepuscolo, ma il grosso del frinire che sentiamo avviene con la luce del sole.
Quanto vive una cicala?
Quasi tutta la vita si svolge sottoterra, come ninfa: a seconda della specie, da due a quattro anni, occasionalmente di più. Una volta emersa e diventata adulta, la cicala vive solo poche settimane, il tempo necessario per accoppiarsi e completare il ciclo.
Le cicale pungono?
No. Le cicale non pungono né mordono: il loro apparato boccale è un rostro adatto a succhiare la linfa delle piante, non a difendersi né ad attaccare, e sono del tutto innocue per l’uomo.
Che differenza c’è tra cicale e grilli?
Sono insetti molto diversi. Le cicale appartengono al gruppo degli emitteri, cantano di giorno facendo vibrare i timballi e vivono prevalentemente su alberi e arbusti. I grilli sono ortotteri, cantano soprattutto di notte sfregando le ali una contro l’altra (stridulazione) e vivono per lo più a terra, tra l’erba.
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