In queste giornate autunnali gli alberi ci sorprendono con la magia dei loro colori. Le foglie gialle, rosse e brune cominciano a cadere. Lo diamo per scontato, è l’inizio del riposo invernale. Ma per l’albero è un’operazione organizzata con cura: è lui a decidere quando lasciar andare le foglie, e si prepara settimane prima.

Sembrano domande semplici fatte da un bambino, ma pensiamoci davvero: perché le foglie cambiano colore? Perché cadono? Perché non tutti gli alberi lo fanno? Il cambiamento climatico influisce in qualche modo? Una riflessione che diventa anche un’occasione per prepararci al prossimo 21 novembre, la Giornata nazionale degli alberi.

Perché le foglie cadono: la strategia dell’albero

Una foglia è una piccola fabbrica solare, e funziona finché c’è luce da catturare. In autunno le giornate si accorciano, la luce diminuisce e le temperature scendono: le foglie producono meno energia. Al tempo stesso, restare attive diventa rischioso: l’acqua nei tessuti delle foglie può congelare e danneggiare le cellule, mentre un suolo freddo o ghiacciato limita l’assorbimento di acqua.

E l’albero non si fa trovare impreparato all’arrivo dell’inverno: lo anticipa. Il processo è detto “senescenza fogliare”, una sorta di invecchiamento programmato, durante il quale la pianta recupera ciò che può. Zuccheri e altre sostanze organiche scendono verso il tronco, la clorofilla viene smontata, e alla base del picciolo si forma una linea di separazione, il cosiddetto strato di distacco, che stacca la foglia dal ramo in modo che la caduta non danneggi la pianta.

Bosco in autunno

Perché le foglie cambiano colore: i rossi nascono adesso

Mentre l’albero smonta la clorofilla, succede qualcosa che sembra un gioco di prestigio. I gialli e gli arancioni non vengono creati, ma c’erano da sempre, nascosti sotto il verde, che d’estate li copre. Quando la clorofilla si scompone, i carotenoidi tornano a vedersi.

I rossi e i viola sono un’altra storia. Gli antociani d’estate non ci sono: la foglia li produce proprio adesso, quando sta già per andarsene. Per questo i rossi più accesi richiedono notti fresche e giornate soleggiate, mentre gli autunni miti e piovosi tendono a dare tinte più spente. I bruni di querce e faggi vengono invece dai tannini.

Perché una foglia investa energia per dipingersi di rosso, se sta per cadere, nessuno lo sa con certezza. Gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi, ma il valore adattativo dei colori autunnali resta, ancora oggi, un piccolo mistero.

Sempreverdi, larici e foglie che restano

Non tutti gli alberi usano la stessa strategia. Abeti e pini hanno trovato un’altra soluzione al problema dell’inverno: invece di rinunciare alle foglie, le hanno trasformate in aghi, con una superficie ridotta, un rivestimento ceroso impermeabile e sostanze naturali che frenano la formazione di ghiaccio nelle cellule. Per questo restano verdi tutto l’anno: ogni anno perdono solo gli aghi più vecchi, che a seconda della specie durano da due a una decina d’anni.

Con una bella eccezione: il larice. È una conifera, ma in autunno cambia colore e perde gli aghi. Sui versanti alpini, tra ottobre e i primi di novembre, accende i boschi d’oro prima di spogliarsi del tutto.

Poi ci sono i faggi e le querce, che sembrano a metà strada tra le due strategie. Spesso i più giovani, o i rami più bassi, trattengono le foglie ormai secche per tutto l’inverno, a volte fino alla primavera. Si chiama marcescenza: alla base del picciolo lo strato di distacco non si forma del tutto, e la foglia morta resta appesa. Perché lo facciano non è chiaro. Si è ipotizzato che le foglie secche scoraggino gli erbivori affamati, che proteggano i rami dal gelo e dalla neve, o che rilascino i nutrienti al suolo in primavera, quando servono di più. Nessuna di queste spiegazioni ha convinto del tutto gli studiosi.

Baita e alberi in autunno

Foglie, clima e lampioni: cosa cambia

E il clima? La storia è meno lineare di quanto si possa pensare. In Europa la primavera si è anticipata in modo evidente, di circa due settimane rispetto a un secolo fa, mentre l’autunno si è spostato in avanti di una manciata di giorni, e non dappertutto: nelle grandi serie di osservazioni europee del 1971-2000 il segnale della colorazione e della caduta delle foglie risulta ambiguo, mentre quello delle foglie e delle fioriture primaverili è netto.

Una delle spiegazioni proposte è sorprendente: gli alberi che in estate hanno fotosintetizzato di più sembrano staccarsi prima dalle foglie, come se, riempito il magazzino, non ci fosse motivo di aspettare. Alcuni modelli ipotizzano perfino che a fine secolo l’autunno non arrivi più tardi, ma un po’ prima. Ma anche questa è solo un’ipotesi.

In città la storia si complica, perché gli alberi urbani vivono sotto un’altra luce: quella dei lampioni. Uno studio pubblicato nel 2026 su 452 città ha associato i livelli più alti di luce notturna a una caduta delle foglie più tardiva. A Firenze, dove i platani sono oltre quattromila, tra metà dicembre e fine gennaio gli alberi ancora verdi erano molto più frequenti sotto i lampioni che nelle zone più buie. Una spiegazione possibile è che le foglie più vicine alla lampada percepiscano una stagione che non finisce mai. Il rischio è che il primo gelo sorprenda foglie ancora verdi, provocando danni alle piante.

Sullo stesso albero urbano agiscono insomma più fattori, dal caldo estivo alla luce dei lampioni, e il loro intreccio è ancora oggetto di studio.
(Sul tema della luce artificiale: Sotto le stelle di San Lorenzo: la vita segreta della notte)

La gemma è già lì

Quando la foglia cade, non lascia un vuoto: sul ramo, nell’ascella della foglia e subito sopra la cicatrice fogliare, si trova una gemma ascellare. Questa gemma, spesso protetta da squame e già formata durante l’estate, contiene gli abbozzi che potranno dare origine a foglie, rami o fiori nella stagione successiva. L’albero, quindi, non perde una foglia senza un piano: lascia dietro di sé una struttura pronta a riprendere la crescita quando le condizioni lo consentiranno.

Nulla si distrugge: la seconda vita delle foglie

In un bosco, una volta cadute, le foglie continuano a svolgere un ruolo essenziale. Lo strato di lettiera isola il suolo dalle escursioni termiche, proteggendo radici, semi e piccoli organismi dal freddo; trattiene umidità e riduce l’erosione. È anche un habitat fondamentale per lombrichi, ragni, coleotteri, lumache e molti insetti, che vi trovano cibo, riparo o un luogo dove trascorrere l’inverno come uova, larve o pupe.

Batteri, funghi e fauna del suolo decompongono gradualmente le foglie, liberando carbonio, azoto e altri nutrienti. Una parte della materia organica diventa humus e migliora la struttura del suolo; una parte viene mineralizzata e resa disponibile alle radici, che la assorbono quando le condizioni di temperatura e umidità lo permettono.

In natura, insomma, non esiste il concetto di rifiuto: la caduta delle foglie è una risorsa che sostiene suolo, biodiversità e crescita futura del bosco.

Foglie a terra con colori autunnali

🍃 Box: il diario dell’albero sotto casa

Un’attività per bambini, famiglie e classi. Servono un albero, un quaderno e un telefono o una macchina fotografica.

  1. Scegli un albero che puoi rivedere ogni settimana: in giardino, nel cortile della scuola, al parco. Se riesci, scrivi di che specie è.
  2. Registra tre date: quando vedi le prime foglie cambiare colore, quando circa metà delle foglie è caduta, quando i rami sono nudi.
  3. Fotografa l’albero dallo stesso punto, ogni volta, così potrete confrontare le immagini.
  4. Cerca la cicatrice e la gemma: su un ramo dove una foglia si è staccata, guarda appena sopra il segno lasciato dal picciolo.
  5. Controlla un faggio o una quercia in inverno: tiene ancora foglie secche? Quante, e su quali rami?
  6. Confronta con il lampione: se in cortile o in strada c’è un lampione, osserva un albero vicino e uno lontano. Quale resta verde più a lungo?
  7. Ripeti l’anno prossimo e confronta le date.

È lo stesso tipo di osservazione (il giorno in cui le foglie cambiano colore e cadono) da cui nascono le serie storiche che raccontano come cambiano le stagioni. Per i più piccoli: raccogli foglie di colori diversi e dividile in gialle, rosse e brune.


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