Quando arriva l’inverno e le temperature scendono, la natura sembra rallentare. Nei boschi e nei giardini molti animali scompaiono alla vista: dove sono finiti? Per alcune specie, la risposta è il letargo, una strategia che permette di ridurre al minimo le funzioni vitali e risparmiare energia nei mesi più freddi. Ma il sonno invernale non è uguale per tutti, e la natura ha trovato soluzioni molto diverse per affrontare il freddo.

Cos’è il letargo?

Il letargo è uno stato di torpore profondo in cui la temperatura corporea si abbassa drasticamente, il battito cardiaco rallenta e il metabolismo si riduce al minimo. In pratica, l’animale entra in una sorta di “standby” che gli permette di consumare pochissime energie per mesi, vivendo solo delle riserve di grasso accumulate in autunno. Non tutti gli animali che riposano in inverno vanno in vero letargo: alcuni entrano solo in torpore, uno stato simile ma meno profondo da cui possono svegliarsi più facilmente.

I mammiferi: campioni del sonno profondo

Tra i mammiferi italiani, il letargo assume forme diverse:

  • ricci, ghiri, moscardini, marmotte e molti pipistrelli affrontano l’inverno con un sonno profondo e prolungato, accompagnato da un forte abbassamento della temperatura corporea e del metabolismo;
  • l’orso bruno, il tasso e l’istrice entrano invece in uno stato di torpore più leggero e spesso intermittente, con risvegli periodici;
  • altri mammiferi, come lo scoiattolo rosso e diversi mustelidi, non vanno in un vero letargo continuo ma alternano periodi di ridotta attività e permanenza nella tana a brevi fasi di attività.

Vediamo ora alcuni esempi particolarmente interessanti.

Ricci

Il riccio europeo è uno dei nostri più noti letargici. Da ottobre-novembre fino a marzo-aprile, si rifugia in nidi di foglie secche, erba e rametti. Durante il letargo, la sua temperatura corporea scende da 35°C a circa 5-10°C e il cuore batte solo 20 volte al minuto invece delle normali 190. Può perdere fino al 30% del suo peso corporeo durante l’inverno, vivendo esclusivamente del grasso accumulato mangiando insetti, lumache e frutta in autunno.

Riccio tra foglie secche

Ghiri

Da loro deriva il modo di dire “dormire come un ghiro”, e non è un caso: questi piccoli roditori possono dormire per 6-7 mesi consecutivi! Il ghiro si prepara costruendo un nido sotterraneo ben isolato e accumulando grasso fino a raddoppiare il proprio peso. Durante il letargo profondo la temperatura del corpo scende a pochi gradi sopra lo zero e tutti i processi vitali rallentano al minimo indispensabile.

Ghiro, piccolo roditore

Marmotte

La marmotta alpina è uno dei letargici più emblematici delle nostre montagne. Vive in colonie familiari e, all’arrivo dell’autunno, tutta la famiglia si rifugia nella tana più profonda, scavata fino a 3 metri sotto terra, dove la temperatura rimane costante intorno ai 5-10°C anche quando in superficie ci sono -20°C. Le marmotte si preparano accuratamente: chiudono l’ingresso con terra, fieno e pietre, e si rannicchiano tutte insieme in una camera rivestita di erba secca per aumentare l’isolamento. Il letargo dura da ottobre a marzo-aprile e durante questo periodo la temperatura corporea scende da 37°C a circa 7-8°C, il battito cardiaco passa da 130 a soli 15 battiti al minuto e la respirazione rallenta a 1-2 respiri al minuto. Si svegliano periodicamente ogni 2-3 settimane per espletare i bisogni fisiologici, ma senza mai uscire dalla tana.

Marmotte nella neve

Pipistrelli

I pipistrelli sono veri artisti del letargo. Si rifugiano in grotte, solai o cavità degli alberi dove la temperatura rimane stabile e fresca. Il loro battito cardiaco passa da circa 400 battiti al minuto a soli 25, e possono arrivare a fare un solo respiro ogni due ore! Durante questo periodo pendono a testa in giù, avvolti nelle ali, e possono perdere fino al 25% del loro peso. Alcune specie si svegliano periodicamente per bere o cambiare posizione.

Pipistrello appeso in una grotta

Insetti e altri invertebrati: soluzioni creative

Negli insetti, il “riposo invernale” non è solo una risposta al freddo, ma una vera strategia evolutiva programmata. Gli insetti non vanno in letargo come i mammiferi, ma entrano in uno stato chiamato diapausa: una sospensione dello sviluppo programmata geneticamente che può avvenire in diverse fasi della vita (uovo, larva, pupa o adulto) e permette di superare i mesi freddi con il metabolismo ridotto al minimo.

Api

Le api mellifere non vanno in vera diapausa né in letargo, ma hanno una strategia altrettanto affascinante. Quando la temperatura esterna scende sotto i 10°C, formano un “glomere” (una palla compatta) all’interno dell’alveare. Le api operaie si raggruppano intorno alla regina, vibrano i muscoli delle ali senza volare e producono calore: al centro della palla la temperatura si mantiene intorno a 35°C anche quando fuori ci sono diversi gradi sotto zero. Le api più esterne fanno da isolamento e vengono periodicamente sostituite da quelle interne, in un perfetto lavoro di squadra. Si nutrono del miele immagazzinato durante l’estate.

Alveari coperti dalla neve

Farfalle

Alcune farfalle europee, come la Vanessa antiopa (Nymphalis antiopa), svernano da adulte invece che come crisalidi. Cercano ripari in fessure di cortecce, soffitte o cantine e producono nel loro corpo una sorta di “antigelo” naturale, il glicerolo, che impedisce ai liquidi corporei di congelare anche a temperature sotto zero. In primavera sono tra le prime farfalle a volare, talvolta già a febbraio.

Farfalla Vanessa antiopa

Lumache

Le lumache affrontano il freddo ritirandosi completamente nel guscio e producendo l’epifragma, una membrana di muco che si indurisce e chiude l’apertura come un tappo. Questa “porta” protegge dall’essiccamento e dal gelo. La lumaca rallenta tutte le funzioni vitali e può rimanere in questo stato per mesi, fino al ritorno delle condizioni favorevoli.

Rettili e anfibi: strategie a sangue freddo

Serpenti

I serpenti, essendo animali a sangue freddo (ectotermi), non possono produrre calore corporeo e devono rifugiarsi in luoghi protetti dal gelo. Spesso si radunano a decine o addirittura centinaia di individui negli stessi rifugi, chiamati ibernacoli: vecchie tane di mammiferi, fessure nelle rocce o cavità sotto le radici. È frequente trovare insieme specie diverse, come biacchi, saettoni e vipere. Questo comportamento collettivo aiuta a mantenere una temperatura più stabile e aumenta le possibilità di sopravvivenza.

Rane e rospi

Gli anfibi italiani hanno sviluppato diverse strategie. Alcuni, come il rospo comune, si interrano nel terreno sotto la linea del gelo. Altri, come le rane verdi, trascorrono l’inverno sul fondo di stagni e laghetti, in uno stato di torpore. Riescono a respirare attraverso la pelle, che assorbe l’ossigeno disciolto nell’acqua. Alcune specie, come la rana temporaria di montagna, tollerano addirittura il congelamento parziale del corpo grazie ad accumuli di glucosio che proteggono le cellule.

Rospo comune

Il letargo che cambia: l’effetto del clima

Negli ultimi decenni, gli inverni più miti e irregolari stanno modificando le abitudini di letargo di molti animali in Italia e in Europa. Questo fenomeno, legato ai cambiamenti climatici, ha conseguenze importanti per la sopravvivenza delle specie.

Il letargo dipende molto dalla temperatura esterna: se non fa abbastanza freddo, alcuni animali possono entrare in torpore più tardi, interromperlo spesso o addirittura non entrarci affatto, consumando così più velocemente le loro riserve di grasso. Per specie come marmotte, ricci, scoiattoli e orsi, gli aumenti improvvisi di temperatura in pieno inverno provocano risvegli ripetuti che “bruciano” il grasso accumulato e riducono le possibilità di sopravvivenza fino alla primavera.

Esempi dall’Italia

Sulle Alpi italiane, in particolare in Trentino-Alto Adige, si osserva che il periodo di letargo degli orsi si sta accorciando. Con inverni più miti, gli orsi si svegliano prima del previsto e, non trovando ancora cibo sufficiente nel bosco, si avvicinano maggiormente ai centri abitati in cerca di risorse.

Orso bruno

Anche i ricci soffrono questi cambiamenti: in diverse regioni europee, compresa l’Italia settentrionale, si sono registrati risvegli prematuri già a gennaio, con animali debilitati e in difficoltà a trovare insetti e altri alimenti.

I pipistrelli europei mostrano modifiche nell’area in cui il letargo è energeticamente possibile, con cambiamenti nella distribuzione e nel comportamento delle colonie. Per alcune farfalle, autunni più lunghi e caldi fanno consumare più energia alle pupe prima dell’inverno, aumentando la mortalità e alterando i tempi di sviluppo primaverile.

Perché è un problema?

Gli inverni miti non sono automaticamente “positivi” per gli animali. L’alternanza tra periodi caldi e freddi aumenta lo stress energetico, espone gli animali a possibili ondate di gelo tardive quando sono già attivi, e può creare un disallineamento tra la disponibilità di cibo (insetti, frutti, germogli) e i bisogni degli animali. Questi cambiamenti possono alterare intere reti ecologiche: predatori che arrivano prima delle loro prede, impollinatori fuori sincronia con le fioriture, equilibri naturali che si modificano.

Osservare il letargo con rispetto

Il letargo è un momento delicato per gli animali. Se troviamo un riccio, un rospo o un pipistrello in letargo, la cosa migliore è lasciarli indisturbati: ogni risveglio forzato consuma energie preziose. Possiamo però aiutarli creando nei nostri giardini piccoli rifugi naturali, lasciando cumuli di foglie secche, cataste di legna o cassette con paglia in luoghi riparati. E in primavera, quando gli animali si risvegliano affamati, un giardino ricco di insetti e piante autoctone sarà un prezioso “ristorante” per recuperare le forze.

Il letargo rimane una delle strategie più affascinanti del mondo naturale: un’incredibile capacità di adattamento che permette alla vita di resistere anche nelle condizioni più difficili. Osservare e proteggere questi comportamenti significa prendersi cura della biodiversità che ci circonda.

Il letargo non è l’unica strategia

Dormire per mesi è solo una delle soluzioni che la natura ha inventato per affrontare l’inverno. Molti animali restano attivi, altri migrano, altri ancora rallentano solo parzialmente il metabolismo o cambiano completamente comportamento e alimentazione.

Volpi, cervi, uccelli e molte farfalle non vanno in letargo, ma adottano strategie diverse, altrettanto efficaci e affascinanti, che raccontano quanto sia varia la risposta della vita al freddo.

Ne parleremo in un prossimo approfondimento dedicato alle strategie alternative al letargo.


❓Domande frequenti

Gli animali dormono davvero tutto l’inverno?

Non sempre. Alcuni animali, come ricci, marmotte e ghiri, entrano in un letargo profondo che può durare diversi mesi. Altri invece si svegliano periodicamente, oppure restano attivi anche durante l’inverno, adattando il loro comportamento e la loro alimentazione.

Tutti i mammiferi vanno in letargo?

No. Solo alcune specie vanno in vero letargo. Molti mammiferi, come volpi, cervi e caprioli, restano attivi tutto l’inverno, mentre altri, come scoiattoli e tassi, entrano in forme di torpore più leggero alternando riposo e attività.

Qual è la differenza tra letargo e torpore?

Il letargo è uno stato di inattività profonda e prolungata, con un forte rallentamento di metabolismo, battito cardiaco e respirazione.
Il torpore, invece, è una condizione più breve e meno intensa, dalla quale l’animale può svegliarsi facilmente per nutrirsi o spostarsi.

Gli insetti vanno in letargo?

Gli insetti non vanno in letargo come i mammiferi. Molte specie entrano in uno stato chiamato diapausa, una sospensione dello sviluppo che permette di superare l’inverno riducendo al minimo il consumo di energia.

Il cambiamento climatico influisce sul letargo?

Sì. Inverni più miti e irregolari possono interrompere o accorciare il letargo, causando risvegli prematuri che consumano preziose riserve di energia. Questo può ridurre le possibilità di sopravvivenza degli animali fino alla primavera.

Cosa fare se si trova un animale in letargo?

La cosa migliore è non disturbare l’animale. Un risveglio forzato può essere molto pericoloso perché consuma rapidamente le riserve di energia. È importante lasciarlo nel suo rifugio e, se possibile, proteggere l’area da disturbi.

Possiamo aiutare gli animali a superare l’inverno?

Sì, in modo semplice: lasciando cumuli di foglie, cataste di legna, siepi e angoli naturali nei giardini. In primavera, favorire piante autoctone e insetti aiuta gli animali a recuperare le energie dopo l’inverno.


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